Eurocommunisme

L’eurocomunismo visto dalla Francia
di Gerard Streiff

Vorrei innanzitutto dire due parole sull’eurocomunismo visto dalla Francia, su un piano storico.
Io ne sono stato anche uno degli attori, all’epoca lavoravo nel settore internazionale del partito comunista francese. Innanzitutto direi che l’espressione “eurocomunismo” in Francia è passata come una cometa, nel paesaggio politico dell’anno 1977, come una stella filante, appena apparsa e immediatamente sparita. L’espressione, in Francia, appare nel 1977 ; in effetti il comunismo occidentale post ’68 viene attraversato da domande costruttive e in Francia la direzione del Pcf intraprende una ridefinizione della sua dottrina. Ci sono opere e gesti che precisano tale riflessione : la sfida democratica nel 1973, la condanna dello stalinismo nel 1975, il XXII Congresso del PCF nel 1976. La dimensione europea di tale lavoro è notevole ; il PCF, che ha ormai posto nel Parlamento Europeo dal 1973, prende meglio in considerazione le realtà della Comunità Europea, cerca di sviluppare la cooperazione tra i vari partiti comunisti dell’Europa Occidentale e in questa linea ci sarà, come noto, un grande incontro nel gennaio 1974 a Bruxelles. Di seguito : accelerazione della concertazione comune con il Partito comunista italiano, l’incontro, citato poco fa nell’intervento precedente, nel novembre 1975 di Marchais e Berlinguer da cui scaturisce un comunicato che richiama analisi comuni e indica un calendario di iniziative di massa che avranno una grande riuscita, ci saranno dei meeting straordinari in Francia, in Italia, un meeting molto significativo a La Villette (nelle vicinanze di Parigi) con Berlinguer e Marchais. Questa identica riflessione, dunque, come già detto, emergerà con altri partiti comunisti e in altri incontri del nostro partito con gli spagnoli, gli inglesi, i belgi, i giapponesi, i messicani.
Mosca non apprezza, è infastidita da questa regionalizzazione, cerca di intervenire in occasione della Conferenza di Bruxelles, poi organizza la Conferenza di Berlino del 1976 che è un po’ il tentativo di “piratare” col suo punto di vista. È un fatto, comunque, che tre ingredienti di quello che più tardi verrà chiamato “eurocomunismo” sono ormai in campo : un lavoro di ridefinizione del comunismo ; una nuova convergenza nell’ambito dell’Europa occidentale ; una volontà di differenziazione con l’Est.
In Francia il termine appare, dunque, agli inizi del 1977, e si concretizza in modo molto spettacolare a Madrid nel marzo di quell’anno, dove i tre partiti francese, italiano e spagnolo si riuniscono. Questa iniziativa genera in Francia un’esplosione di articoli, di commenti, di analisi, complessivamente favorevoli alla nascita dell’eurocomunismo. Il giornale Le Monde dichiara che « è evidente : l’immagine del Comunismo in Francia sta cambiando », un grande storico come Jean Jacques Becker dice che « si ha l’impressione che Georges Marchais voglia essere il Tito alla francese ».
Questa nozione ha anche un grande impatto sull’opinione pubblica. Per esempio, da storico, ho ritrovato negli archivi di Marchais un sondaggio della Sofres che il segretario conservava preziosamente e datato aprile 1977. Questo sondaggio mostrava che la maggioranza dei francesi vedeva una grande differenza tra il socialismo del PCF e quello dei Paesi dell’Est. Nella stessa proporzione gli interpellati ritenevano che questo stesso socialismo del PCF fosse più vicino a quello di François Mitterand che a quello di Mosca. All’epoca i francesi non erano ancora pienamente convinti dell’indipendenza del PCF da Mosca (il 33% lo considera indipendente, il 33% non indipendente e il restante 33% è senza opinione). Secondo Alain Duamel, che fu uno storico commentatore della politica francese « i francesi distinguono sempre di più l’eurocomunismo dal socialismo così come esiste nei Paesi dell’Est e questo si ripercuote naturalmente sull’immagine del PCF e in modo certamente positivo ».
Dunque grande eco pubblica, attenzione considerevole da parte della stampa, vari libri pubblicati a partire dalla primavera 1977, la destra comincia ad essere nervosa, Chirac dichiara che è a Mosca che in realtà è nato l’eurocomunismo e che è tutta una presa in giro. Mitterand dirà di non essere molto sensibile alla definizione di eurocomunismo e via di seguito.
Il concetto è già popolare, ma in Francia è molto fragile. Mosca è radicalmente contraria e lo manifesta in vari modi. La socialdemocrazia si interroga e nel Partito Comunista Francese non c’è unanimità, vi sono anche delle divisioni. Molti tra noi restano scettici e ritengono si vada troppo in fretta e si cerchi di forzare un po’ troppo la mano. Si crea una certa differenziazione nella Direzione : da una parte Jean Kanapa e Georges Marchais (Jean Kanapa era il responsabile del settore internazionale) i quali pensano che l’eurocomunismo possa essere l’espressione, il “nome” di questa nuova tendenza ma nello stesso tempo con molta prudenza usano le parafrasi « quello che viene detto eurocomunismo » o « quello che alcuni chiamano eurocomunismo ». L’Humanité non parlerà mai di questo fenomeno, di questo termine, il termine eurocomunismo non comparirà mai nelle pagine dell’Humanité, mentre ci saranno due articoli, uno nel febbraio 1977, un altro ad aprile, nella rivista France Nouvelle, che spiegheranno che l’eurocomunismo non è stato inventato da noi, ma possiamo darne una definizione ed individuarne alcuni caratteri quali indipendenza dei partiti, solidarietà, nuova forma di cooperazione nell’Europa occidentale ecc.
Vedete, dunque, per un verso, una grande prudenza, un po’ in contraddizione con l’enorme successo popolare.
Siamo nell’estate del 1977 e tutto si ferma, l’estate del 1977 segna, in Francia, un’interruzione, tutto il movimento e la dinamica perdono vigore, le relazioni tra il PCF e Mosca diventano sempre più tese, le relazioni del nostro partito, in particolare con l’italiano e lo spagnolo, si complicano, soprattutto perché la situazione interna diventa molto dura. In ogni caso, soprattutto in Francia entriamo in competizione con François Mitterand, una competizione che si fa delicata e assai difficile con la prospettiva delle elezioni del 1978. In breve, il quadro nazionale riprende forza e occupa tutto il terreno politico.
In conclusione, dunque, possiamo dire che si trattò di un progetto che divenne popolare, ma che non fu poi riconsiderato dal partito.
Penso che il rilancio del dibattito da parte vostra, sull’eurocomunismo oggi, sia una buona iniziativa e che la ricerca di una nuova sinistra, esigenza che emerge un po’ dappertutto in Europa, sembri un po’ imparentata al lavoro sull’eurocomunismo svolto nel 1977.



Site réalisé par Scup | avec Spip | Espace privé | Editeur | Nous écrire